Vampiri

Quando si ha davanti una proposta un po’ folle e particolare in molti si chiedono perchè.

Io ho deciso di dire, perchè no?

E così via verso qualcosa di nuovo, un mondo di finzione, costumi e oscurità. Un mondo di nuove persone da conoscere e con cui collaborare.

Accomi alla ricerca di costumi, maschere e trucchi. Sono in fibrillazione! XD

lettera di una nonna

Settimana scorsa, ad una delle nonne con le quali i miei passano dei piacevolissimi mercoledì pomeriggio in oratorio, è successa una cosa che l’ha turbata parecchio.

Mentre camminava tranquilla per la sua strada, un gruppo di ragazzini le ha urlato:

‘scendi dal marciapiede e facci passare vecchia, che tanto tu puoi scendere e camminare sulla strada, tanto sei vecchia!’

Raccolgo qui il suo sfogo, pubblicando la lettera che ha scritto e condiviso con le sue amiche e i miei, lei che un blog non ce l’ha, ed io le do voce anche qui.

Com’è noto, i giovani d’oggi (non tutti) non pensano che prima o poi diventeranno vecchi, che per loro non ci saranno i capelli bianchi, le rughe, la stanchezza, il dubbio, il trmito, pensano di restare sempre giovani e forti!

Per quanto spensierati, i giovani di ieri erano costretti a pensare qualche volta, perchè le persone di tarda età erano circondate da premure e onori.

Vecchio è diventata una brutta parola, invecchiare, una volta era un verbo triste e solenne! Oggi sembra una parola degradante, però, noi tutti della terza età diciamo EVVIVA, siamo stati giovani e ora con onore siamo anziani con grande orgoglio.

Cari giovani, oggi in testa avete criniere, ridicole basette, abiti strani,voi fate questo per mascherarvi come facevano i selvaggi per far paura al leone, ma noi non ci lasciamo spaventare perchè leoni siamo. Evviva la 3 età!

Carissimo giovane, se non facessi così, non sarebbe più gioventù, che tutto passa e non torna più.

                                                                                                                                                                                     F.

P-chan

è entrato nella mia vita così, prima in punta di piedi e poi travolgendomi come un tornado.

Inizialmente nemmeno ci si guardava in faccia, lui si allenava, io leggevo i miei manga o i miei libri, magari insieme agli altri si usciva tutti per una birra post-allenamento, ma mai una parola…

poi durante una di queste serate mi ritrovo a cazziare e trattare malissimo una donzella simpatica a tutto il gruppo come la sabbia nelle mutande; insieme a G. si esce a fumare ed ecco il primo discorso… siamo tutti e tre persone interessanti e così, da quel momento comincio a non confondere il suo vero nome con quello di un altro ragazzo della scuola di spade, vagamente somigliante a primo impatto, ma completamente differente sia per carattere che per lineamenti.

Proseguono le serate in cui si esce a fumare e parlare di cose più e per fortuna anche meno serie, fino ad arrivare alle famose uscite a F. dove ci mette d’accordo con K e D per andare insieme ad una rievocazione a cui la scuola non era invitata… ci si scambia il numero di telefono per mettersi d’accordo per la prenotazione, poi ci si trova ogni tanto per alcune spese, e poi arriva i fatidico giorno..

Si parte per T. , giornata divertente e la sera, si cena con cibi storici, e poi… i mantello e… il cimitero, sì, esatto. proprio il cimitero.

Iniziata come una passeggiata per fumare, è proseguita con una strada completamente buia immersa nel bosco e circondata da mille lucciole, culminata con l’entrata al cimitero… esperienza decisamente mistica…

Tornati a casa siamo (io e mio fratello) rimasti da lui per la notte, e la nottata è trascorsa davanti a un té a parlare, prima, e su un dondolo poi… su quel dondolo il primo bacio nelle prime ore del mattino…

Quella sera poi, ci si è visti a casa mia, ma questa è un’altra storia, e da lì è entrato come un tornado nella mia vita, questo essere strano che prende il nome di P-chan!

E’ geniale… non potevo non pubblicarla!

Studio  "semiserio" sui vari generi di metallari a confronto col tema classico della fiaba (la principessa rapita dal drago "  ) 
Buona lettura!….  
 

Metallaro che ascolta HEAVY METAL
Il protagonista arriva su una Harley Davidson, uccide il drago, si spara un paio di birre e si tromba la principessa.

Metallaro che ascolta GRIND METAL
Il protagonista arriva, urla qualcosa di insensato e di intraducibile per circa 2 minuti e poi se ne va…

Metallaro che ascolta POWER METAL
Il protagonista arriva a cavallo di un unicorno bianco, scappa dal drago senza ucciderlo e salva la principessa. Se la porta in un bosco incantato e fa l'amore con lei.

Metallaro che ascolta THRASH METAL
Il protagonista arriva, combatte contro il drago, salva la principessa e se la tromba. Semplice e veloce.

Metallaro che ascolta FOLK METAL
Il protagonista arriva con un paio di suoi amici, si mettono a suonare violini, flauti e altri strani e bizzarri strumenti, il drago si addormenta (forse in seguito ai balletti che fanno il protagonista e i suoi amici), il protagonista se ne va senza la principessa…

Metallaro che ascolta VIKING METAL (o EPIC METAL)
Il protagonista arriva su una nave, uccide il drago con la sua mitica ascia da guerra, se lo cucina e lo mangia, violenta la principessa fino alla morte, mette a ferro e fuoco il castello e, prima di andarsene, lo brucia dalle fondamenta.

Metallaro che ascolta DEATH METAL
Il protagonista arriva, uccide il drago, si tromba la principessa, la uccide e poi se ne va.

Metallaro che ascolta BLACK METAL
Il protagonista arriva a mezzanotte in punto, uccide il drago e lo impala di fronte al castello… poi sodomizza la principessa, ne beve il sangue in un intricato rituale demoniaco….e poi impala la principessa…

Metallaro che ascolta GORE METAL
Il protagonista arriva, uccide il drago, lo sventra e sparpaglia le interiora di fronte al castello. Si tromba la principessa e poi la uccide… Poi si tromba il corpo esanime della principessa, la squarta e si mangia le interiora e si ritromba il cadavere. Infine brucia il cadavere e si tromba la carcassa fumante….

Metallaro che ascolta DARK METAL
Il protagonista arriva, guarda la mole del drago e pensa che non riuscirà nemmeno a sfiorarlo con un buffetto… cade in depressione e si suicida… Il drago se lo mangia e la principessa è salva.

Metallaro che ascolta PROGRESSIVE METAL
Il protagonista arriva in controtempo con la sua chitarra e spara un assolo di 26 minuti: il drago si suicida dalla noia…
il protagonista arriva nella camera da letto della principessa, si mette nuovamente a suonare la chitarra mostrando la sua spiccata tecnica imparata in anni di conservatorio… La principessa fugge ed attualmente è alla ricerca del metallaro che ascolta HEAVY METAL

Metallaro che ascolta GLAM METAL
Il protagonista arriva, il drago, appena lo vede si mette a ridere e lo lascia entrare. Il protagonista ruba tutti i trucchi della principessa e si mette a dipingere il castello di un bel rosa maialino…

Metallaro che ascolta NUMETAL
Il protagonista arriva con i pantaloni sbragati e il cappellino all'incontrario, si mette a fare gestacci al drago e alla principessa e infine viene cacciato fuori dal castello

Non ti lascerò mai solo…

Ecco… ieri sera (notte…) per qualche ora, questo libricino mi ha tenuto compagnia.

Che dire… Panariello mi ha piacevolmente stupita.. 130 pagine circa… un concentrato di emozioni, parlando di un cane entrato quasi per caso nella vita di Francesco…

In 130 pagine è riuscito a farmi piangere… (si, proprio a me…) ha toccato alcune corde dell’anima che solo chi ama profondamente gli amici a quattro zampe (non solo i cani…) riesce a comprendere di cosa stia parlando. E anche una ferita semi – rimarginata.. mi è sembrato di rivivere un pezzo della mia vita…

Ora, ringrazio profondamente la mia piccola quadrupede pelosetta per essere entrata nella mia vita, e avermi "salvata".

Ecco alcune frasi che mi hanno fatto riflettere… che potrebbero tranquillamente essere pezzi della mia vita (cambiando i nomi…)  altre che toccano il cuore:

QUESTA E’ UNA CITAZIONE ALL’INIZIO DEL LIBRO:

"Non dobbiamo guadagnarci la sua fiducia o la sua amicizia: è nato per essere nostro amio; quando i suoi occhi sono ancora chiusi, lui già crede in noi; prima ancora di nascere, ha già dato se stesso all’uomo

da IL MIO CANE di MAURICE MAETERLINCK"

QUESTI SEMBRANO PEZZI DELLA MIA VITA (soprattutto la riflessione in grassetto):

"..la storia con Mia era arrivata al capolinea (..omissis…) …un uomo, una donna e un cane, la loro storia ruotava intorno a questi tre elementi e proprioa causa di uno di questi tre fattori,che corrispondeva al nome di Poldo, sembravaessersi arenata. Ancora una volta Francesco non si rendeva conto che in fondo l’arrivo del cane aveva semplicemente messo in evidenza certi lati oscuri del suo carattere che lo rendevano incapace di gestire una relazione, con un animale come con un essere umano. Se non riusciva ad appagare i semplici bisogni di un quadrupede disposto a ricambiarlo con un affetto incondizionato, come avrebbe potuto soddisfare quelli più complessi di una persona che aveva scelto di stare al suo fianco alla pari, in un rapporto fatto di azioni e parole legate a un meccanismo di causa effetto? Aveva fallito, buttando tutto all’aria a causa del suo egoismo infantile e della sua incapacità di ascoltare gli altri…."

 

"…quali sono i coloridell’arcobaleno?

– Vuoi che te li dica davvero? Quando guardo un arcobaleno avverto una sensazione magica, come se un pittore, tutte le volte che mi appare, lo disegnass per me e ogni volta che mi succede sento che è un evento unico datomi in dono, e osservo i colori stupendi, nitidi. Il violetto, il blu, il verde, il giallo, l’arancione e il rosso. Forse ti sembrerò patetica, come dici tu molto spesso, invece credo di essere una sognatrice, o forse vivo solo molto intensamente la realtà e raramente mi dimentico di ringraziare qualcuno o qualcosa, quando al mattino mi alzo con le mie gambe e ho al fortuna di vedere il cielo, di sorrdere, di piangere, di sentire il canto degli uccellini che fanno da colonna sonora al meraviglioso film della vita.

– non ti ho mai ritenuta patetica, anche se spesso te lo dicevo per non appesantire i tuoi stati d’animo. Mia, il fatto è che non puoi salvare il mondo e a mio avviso tu sprechi troppe energie per gli altri. io forse ho un modo un po’ particolare di affrontare le cose, perchè ritengo che la vita sia un intrigante gioco, un bluff, uno scherzo, e per questo ho sempre cercato di difendermi da tutto e da tutti, forse perchè sono un debole e di fronte alle difficoltà e alle responsabilità ho sempre scelto di mostrare la parte di me che fa finta di nulla, che mi dice che tutto va bene, che non mi ha fatto mai amare intensamente qualcuno, tranne me stesso. Sai qual’è il mio problema? Che le cose che davvero amo, le allontano. Come del resto ho fatto con te.

Certo, e ci sei riuscito alla grande con me e con Poldo, forse i due esseri viventi che ti hanno capito meglio, che ti hannosaputo perdonare anche quando le tue reazioni sono state incomprensibili, talvolta disumane e ciniche. Ho pensato tante volte che non potevo essermi innamorata di un essere così insulso, ma più tentavo di scavare dentro di te, più ottenevo il contrario e mi mettevo continuamente in discussione, pensando si essere sempre io quella sbagliata, fino a che un giornoho deciso che non potevo continuare a distruggermi nella speranza di essere amata."

 

Credo che Panariello abbia un’animo profondo, dolce e malinconico… sono felice di aver letto il suo libricino! 🙂

 

La rana e lo scorpione

Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto.

Così, con voce dolce e suadente, le disse: "Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda." La rana gli rispose "Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!" "E per quale motivo dovrei farlo?" incalzò lo scorpione "Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!"

La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.

A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione.

Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto. "Perché sono uno scorpione…" rispose lui "E’ la mia natura"

 

Già è la mia natura…

DONNE


Mamma e papa' stavano guardando la tv quando mamma disse: "Sono stanca, è
tardi, penso che andrò a letto".
Va in cucina a preparare i panini per l'indomani.
Sistema le ciotole dei popcorn, estrae la carne dal freezer per la cena
del

giorno dopo, controlla il livello dei cereali, riempie la  zuccheriera, mette
cucchiai e ciotole sulla tavola e accende la caffettiera  per la mattina
successiva.
Poi mette i vestiti bagnati nell'asciugatore, i panni nella lavatrice, stira una
maglia e sistema un bottone, prende i  giochi lasciati sul tavolo, mette in
carica il telefono e a posto  l'elenco  telefonico.
Da' l'acqua alle piante, vuota il cestino e stende un asciugamano.
Sbadiglia, si stira e va in camera da letto.
Si ferma allo scrittoio per una nota alla maestra, conta soldi per la gita e
tira fuori un libro da sotto alla sedia.
Firma un biglietto d'auguri per un amico,  ci scrive l'indirizzo e scrive una
nota per il salumiere e mette tutto vicino alla propria roba.
Mamma poi si lava la faccia con i fazzolettini, si mette  la crema antirughe, si
lava denti e unghie.

Papà chiama: "Pensavo stessi andando a letto".
"Ci sto andando", dice lei. Mette un po' d'acqua  nella  ciotola
del
cane e

mette fuori il gatto, chiude a chiave le porte e accende  la luce fuori.
Da' un occhiata ai bimbi, spegne luci e tv, raccoglie una  maglia, butta i
calzini nella cesta e parla con uno di loro che sta ancora  facendo i compiti.
Nella sua stanza mette la sveglia, tira fuori i vestiti per  l'indomani, sistema
la scarpiera.
Aggiunge tre cose alle sei della lista delle cose urgenti da fare, dice le
preghiere e visualizza il raggiungimento dei propri obiettivi.

In quel momento, papà spegne la tv e annuncia: "Vado a letto" E lo fa, senza
altri pensieri.
Niente di straordinario?

Vi chiedete  perché le donne vivono più a lungo?
Perché sono fatte per i percorsi lunghi (e non possono morire prima, hanno molte
cose da fare).

 

 

 

Lui saprà comprendermi
di Elvira Alfonsi

Ogni volta che si sentiva fasciata da quella gonna di pelle nera provava un senso di fastidio. Un tempo non era stato così, anzi le risultava inconcepibile vestire in altro modo. Anni addietro avvertiva un profondo piacere nell’ammirare il suo bel corpo stretto in quella minigonna, con il seno che strabordava dal corpetto, di pelle nera naturalmente, i tacchi altissimi a completare il tutto. Il sorriso compiacente nel sentirsi colare addosso gli sguardi vogliosi di tutti i maschi che incontrava.
"Come si cambia,a volte" pensò scuotendo leggermente la testa mentre sorseggiava il suo gin tonic appoggiata al bancone del bar.
"Non è possibile che una bellezza come te non stia aspettando nessuno, o questa è la mia giornata fortunata?"
"Ci siamo" si disse la donna mentre ricambiò il sorriso con tutto-muscoli-e-niente-più.
"Diciamo che è la tua giornata fortunata". Rosse labbra ad aprirsi ammiccanti sui denti.
"Ne bevi un altro, dolcezza?"
"Se mi tieni compagnia, stallone"
"E chi la molla una come te? Non hai detto che è la mia giornata fortunata?"
"Vero"
"E come ti chiami?"
"Jessica"
"Mhh.. un nome che è tutto un programma!"
Ride Jessica accavallando le gambe. Il brivido di tutto-muscoli è palese mentre i suoi occhi le sbavano addosso.
"E che fai nella vita, dolcezza?"
"E vuoi anche sapere il mio codice fiscale?"
"Ah ah.. capito! Lasciamo il privato di fuori. A me basta che tu stasera non mi molli un solo istante, ok baby?"
"Hai letto i miei pensieri, tesoro", mentre pensa che uno così scemo ancora non l’aveva incontrato. O forse sì, a pensarci bene. Tutti dannatamente uguali, in fondo.
"Che ne dici se andassimo a conoscerci meglio da qualche altra parte? Magari a casa mia.."
"Idea geniale, tesoro"
Scese lentamente dallo sgabello del bancone lasciando sollevare ancora un po’ la gonna. Tutto-muscoli deglutì a fatica, con il sorriso stampato in faccia e l’occhio porcino che non riusciva a staccarsi dalle sue cosce. Anzi no, a volte le abbandonava, per sprofondare nella piega dei seni. Se potesse si sfregherebbe le mani, certo non si aspettava una serata così.

E in effetti la piega che prese la serata non se la sarebbe mai immaginata.

Salirono da lui mentre le sue mani non riuscivano più praticamente a stare ferme. Le labbra a cercare quelle di lei. Jessica rideva e provocava ma al momento opportuno si allontanava aumentando l’eccitazione di tutto-muscoli. Ad un certo punto lei armeggiò con la borsetta, lui le fu sopra.
Fu l’ultima cosa che fece.
Con stupore avvertì fuoriuscire da lui un liquido denso e caldo. Chissà se ebbe il tempo di capire che era il suo sangue che abbandonava correndo la sua gola e tutto il suo corpo. In fondo non dimentichiamoci che era tutto-muscoli, nessuno gli aveva mai chiesto di pensare. Con un ultimo gorgoglìo cadde in terra.

Jessica lo guardò un momento, poi andò in bagno e si lavò. Si tolse i vestiti, le scarpe e la lunga parrucca bionda ed infilò tutto in un sacchetto, lo avrebbe bruciato una volta fuori di lì. Si struccò accuratamente.
Poi prese dalla borsa il suo vestito.
Nell’infilare la tonaca provò un senso di pace e sorrise, questa volta sul serio.
Si chiuse la porta alle spalle dopo aver cancellato ogni impronta.
Mentre scendeva le scale mormorò:
"Dio è misericordioso. Lui saprà comprendermi."

STORIA PRESA DA "LA TELA NERA".

LINK: http://www.latelanera.com/neropremio/neropremio264.htm

Une lame…dans une main, du sang qui glisse lentement, des lèvres, assoiffées, sauvages, absorbée la vie, ce souffle si fragile, donner un goût à une douleur trop intense pour la supporter, pourtant elle l’a supporte, pourquoi a t’elle si mal, il y en a d’autres qui l’ont vécu, ils n’ont pas l’air de souffrir autant ceux là, pourquoi ? Pourquoi pour elle c’est insurmontable, trop faible, trop égocentrique, trop aveugle, elle ne voit pas le pire, où peut être qu’elle l’a trop vu, elle ne sait pas en fait, elle ne se souvient pas. Une image…du bois qui se consument, lentement, lentement, et puis ces larmes, ses larmes, qu’elle sent le long de sa peau froide, ou ce sont les larmes qui sont froides ? elle ne sait pas, elle a oublié, elle voulait oublier plus, mais elle n’y arrive pas, elle s’en souvient, tous les jours, même si elle sourit, elle s’en souvient. Un rêve…il lui parle, qu’est ce qu’il dit, elle ne sait pas, elle espère, puis elle s’éveille, dans son lit, trempée de sueur, encore un rêve, rien de plus, ce sont toujours des rêves, jamais plus. Elle va oublier, elle voudrait. Ne pas voir, ne plus voir, ne pas avoir vu…

Traduzione

 Una lama… in una mano, del sangue che sgorga lentamente, delle labbra assetate, selvagge, assorbivano questo alito di vita così fragile, dare un sapore a un dolore troppo intenso da sopportare, eppure l’ha sopportato, perchè le fa così male, ce ne sono altre che l’hanno vissuto, non hanno l’aria di soffrire così tanto loro, perchè? Perchè per lei è così insormontabile, troppo debole, troppo egocentrica, troppo cieca, non vede il peggio, o forse ne ha visto troppo, infatti, non sa, non si ricorda. Un’immagine.. della legna che si consuma, lentamente, lentamente, e poi le lacrime, le sue lacrime, che si sente sulla fredda pelle, o sono le lacrime ad essere fredde? Non lo sa, lo ha dimenticato, voleva dimenticare di più ma non ci riesce, lei ricorda, sempre, ogni giorno, anche se sorride, lei se ne ricorda. Un sogno.. le parla, cosa dice, non lo sa, lei spera, e poi si sveglia, nel suo letto, imperlata di sudore, ancora un sogno, niente di più, sono sempre sogni, mai di più. Lei dimenticherà, lo vorrebbe. Non vedere, non vedere più, non aver visto..

 

 

INNOCENCE

J’ai 6 ans et 3 mois. Je suis à la maison. Dans ma chambre toute rose avec des fleurs sur les murs.  J’ai ce truc en fer froid dans les mains. Le « pistolet » de papa. Il l’a oublié ce matin. Dans son tiroir. Il parait que c’est dangereux. Qu’on peut tuer des gens avec. C’est vrai. Je crois que Lisa est morte. Lisa c’est ma baby-sitter. Elle est allongée là. Devant moi. Elle bouge plus. C’est tout rouge sur ma moquette. Je sais pas si ça va partir avec le savon.

J’avais envie d’appuyer. C’était un peu dur d’appuyer. J’ai utilisé tous mes doigts. Lisa quand elle m’a vu avec le « pistolet » elle plus bougé. Je crois elle a vraiment eu peur. En fait je savais même pas ce que ça veut dire mourir. Alors je voulais voir. Mourir c’est quand on bouge plus et qu’on parle plus. Et que c’est tout rouge.

Il faudrait peut être que j’appelle Maman. Pour la prévenir. J’espère qu’elle va pas me gronder. Elle dit toujours à Papa « c’est pas bien que la gamine voit ça. C’est dangereux. ». Et puis sinon je dirai que c’est elle qui s’est fait ça toute seule. On verra ce que dit Maman en rentrant. Surtout sa tête. Si elle fronce les sourcils ou pas.

Et puis, c’est pas grave. J’aurai juste une nouvelle baby-sitter. De toute façon elle était pas très drôle Lisa. Elle me criait toujours dessus. Pour rien. C’est vrai que là elle crie plus. C’est bien. Je suis contente. Mais je m’ennuie un peu. Encore une heure avant que maman rentre. Je vais regarder la Tv. Les dessins animés. J’aime bien les dessins animés. Surtout quand y a plein de couleurs. Mais quand même qui va me faire mon goûter ? J’ai faim.

 TRADUZIONE

Ho 6 anni e 3 mesi. Sono a casa. Nella mia camera tutta rosa con i muri a fiori. Ho questa cosa in ferro freddo tra le mani. La «pistola» di papà. L’ha dimenticata sta mattina. Nel suo cassetto. Mi sa che è pericolosa. Ci si può uccidere la gente. Davvero. Credo che Lisa sia morta. Lisa è la mia baby-sitter. E’ sdraiata lì davanti a me. Non respira più. La mia moquette è tutta rossa. Chissà se se ne va col sapone.

Volevo premere. Era un pò duro da premere. Ho usato tutte le dita. Lisa quando mi ha vista con la «pistola» è rimasta senza fiato. Credo che abbia veramente avuto paura. In effetti non sapevo proprio cosa vuol dire morire. Allora volevo vedere. Morire è quando uno non respira più e non parla più. Ed è tutto rosso.

Forse dovrei chiamare la mamma. Per avvisarla. Sper che non mi sgridi. Lei dice sempre a papà «non va bene che la ragazzina la veda. E’ pericoloso.» E poi , altrimenti dirò che lai ha fatto tutto da sola. Vediamo cosa dice la mamma quando rientra. Soprattutto la testa. Se aggrotta o no le sopracciglia.

E poi non è grave. Avrò solo una nuova baby-sitter. In fondo non era così divertente Lisa. Mi urlava sempre dietro. Per niente. Ecco, adesso là non urla più. Meglio. Sono contenta. Ma mi annoio un pò. Manca ancora un’ora prima che la mamma ritorni. Guarderò la TV. I cartoni animati. Mi piacciono i cartoni animati. Soprattutto quando sono tutti colorati. Si, però, chi mi fa da mangiare? Ho fame.

 

Une lame…dans une main, du sang qui glisse lentement, des lèvres, assoiffées, sauvages, absorbée la vie, ce souffle si fragile, donner un goût à une douleur trop intense pour la supporter, pourtant elle l’a supporte, pourquoi a t’elle si mal, il y en a d’autres qui l’ont vécu, ils n’ont pas l’air de souffrir autant ceux là, pourquoi ? Pourquoi pour elle c’est insurmontable, trop faible, trop égocentrique, trop aveugle, elle ne voit pas le pire, où peut être qu’elle l’a trop vu, elle ne sait pas en fait, elle ne se souvient pas. Une image…du bois qui se consument, lentement, lentement, et puis ces larmes, ses larmes, qu’elle sent le long de sa peau froide, ou ce sont les larmes qui sont froides ? elle ne sait pas, elle a oublié, elle voulait oublier plus, mais elle n’y arrive pas, elle s’en souvient, tous les jours, même si elle sourit, elle s’en souvient. Un rêve…il lui parle, qu’est ce qu’il dit, elle ne sait pas, elle espère, puis elle s’éveille, dans son lit, trempée de sueur, encore un rêve, rien de plus, ce sont toujours des rêves, jamais plus. Elle va oublier, elle voudrait. Ne pas voir, ne plus voir, ne pas avoir vu…

 

 

 

HAI BISOGNO DI ME?

ETEREA

"Ma tu, hai bisogno di me?" chiese la donna al profeta.

Dopo alcuni istanti di esitazione egli rispose: "Si ha bisogno di tutti e di nessuno; e Re è chi sa bastare a se stesso.

Però, a causa della legge di reciprocità, le creature che vivono in simbiosi con persone e oggetti, credono che se sottraiamo loro qualcuno, o qualcosa, ne morirebbero.

Modi di dire, di pensare, di agire.

Com’è possibile togliere la mamma a un bambino! È una efferata crudeltà; eppure si scopre che ne può fare a meno; troverà altri interessi, equilibri nuovi cui riferirsi".

La donna aveva difficoltà a comprendere il concetto, non perché fosse dura di comprendonio, ma perché lei aveva un’idea precisa dei rapporti tra umani, specialmente quando si tratta di una coppia innamorata.

Non convinta, incalzò il marito: "Come mai certi uomini dichiarano con assoluta, estrema convinzione che hanno ‘bisogno’ di lei, che non possono fare senza, che la loro esistenza senza lei sarebbe vuota e la vogliono a ogni costo. Sono disposto a togliersi la vita se non potranno averla tutta per loro".

"Fa parte dei modi di dire e del fare; sono i giochi talvolta perversi che la nostra mente partorisce. È il desiderio di ottenere qualcosa, e non si pensa al valore della parola, al peso schiacciante della verità.

L’importante, per certa gente, è ottenere: il fine giustificherà tutti i mezzi usati. Il problema è: abbiamo veramente la necessità di un oggetto, magari rubandolo ad altri che hanno solo quello? Spesso scommettiamo con noi stessi che prima o poi, confidando nella ‘legge del filo di ferro’, a furia di insistere si riesce a piegare al nostro volere qualsiasi cosa, qualsivoglia persona.

Scommessa e capriccio che alcune volte è portato alle estreme conseguenze. Il ‘bisogno’ di lui o di lei, l’illusione di non poter fare a meno di una persona, significa che lasciamo in mano di qualcuno l’immaginario tubo dell’aria e del cibo, però il giorno che costui, o costei, volutamente, con calcolo, chiuderà il rubinetto che solo apparentemente ci consente di vivere, noi, stranamente, non moriremo.

La nostra natura è talmente attrezzata da puntare sempre e inevitabilmente alla sopravvivenza in prossimità dell’ultimo respiro, ma in genere, molto prima, troviamo altre risorse, altri elementi dai quali suggere linfa vitale. Il più grosso problema nei rapporti interpersonali è rappresentato dagli ‘ismi’: egocentrismi, eccentrismi, egoismi, equilibrismi, protagonismi. Tali persone, non sazie di ciò che il quotidiano offre loro, come dei tarantolati ciechi, cercano ovunque emozioni; elevano il loro piacere personale e prevalente, se non unico, motivo valido per continuare ad andare avanti.

Abbiamo bisogno di tutti e di nessuno in particolare; e per assurdo che possa apparire non dobbiamo infierire su chi coltiva la speranza che un lui, oppure una lei, possano sostituire tutto e tutti.

Bisogno di uno, di tutti, di nessuno; dipende da come siamo costruiti, da quanto siamo capaci di reggerci sulle nostre gambe, da quanto abbiamo investito nell’opera di edificazione e manutenzione della casa interiore.

"Non hai bisogno di nessuno", disse il profeta alla propria donna, "anche se a te sembra di essere povera".

Il divino architetto ti ha dotata di quanto basta e anche qualcosa in più: fallo bastare. E quando sul tuo sentiero troverai chi ti dirà: ‘Ho bisogno di te’, ricorda gli ismi e la teoria del fil di ferro. Apri la tua borsa, se ti va, ma attenta affinché niuno approfitti: non farti lacerare da ladri incoscienti. Non permettere a nessuno di scavarti gallerie e caverne nel cuore e nell’anima.

Hai una testa per pensare; non lasciarti trainare da sussurri e luci non vere. Sii sempre te stessa, abbi il coraggio dei tuoi pensieri, siano responsabili le tue azioni. Il tuo passo non preceda mai la tua convinzione e il tuo pensiero.

Quando sull’autobus della vita il conduttore sosterrà che è giunta la tua fermata fatti cogliere tranquilla, con la casa in ordine. E quando non ci sarai più, caduti pochi fogli del calendario, più nessuno oserà annunciare che ha bisogno di te. Siamo cerchi nati dal sasso caduto nello stagno; ci saranno altri equilibri, altre emozioni, tutt’altre storie.

Chiunque oggi ti dica che ha bisogno di te mente sapendo di mentire.

Prima che tu nascessi nessuno ti chiamava; dopo di te perché reclamarti.

Tu, per me, sei tante donne in una: sei la moglie che adoro e onoro. L’amante che sa di luna e la bambina, sei sorella e madre amica. Sei distributrice di gioia, musa per pittori, fotografi, musicisti e poeti. Il tuo corpo di alabastro ha le forme classiche della bellezza Ellenica, crudele perché decisa e precisa.

Sei respiro del mondo, meta del desiderio inconfessabile e profondo. Il tuo sguardo è promessa e incanto, voce sconosciuta in un radioso tramonto; bellezza preziosa fuori, soave ed eterna dentro.

Nonostante tutto, a me non è permesso, a nessuno è concesso dire: ‘Ho bisogno di te’. Sarebbe come dire all’acqua che si ha bisogno di lei. Sembra un’ovvietà, eppure in mancanza d’acqua ci si rivolge al latte, al vino, ad altro: ‘la vita a ogni costo’.

Per concludere, oso affermare che mai si dovrebbe chiedere: ‘Hai bisogno di me?’, oppure dire: ‘Ho bisogno di te’.

Quella che al primo impatto appare come una frase candida, in effetti è un modo di dire che nasconde magia e insidie, falsità e speranza, desiderio e fastidio, sudditanza, umiltà e arroganza, voglia di andare oltre una certa soglia e incertezza sulla propria esistenza.

In genere, chi osa dire: ‘Ho bisogno di te’, sa dove vuole arrivare; e chi se lo sente ripetere comprende che si tratta di una proposta mascherata, ma ahimè, talvolta è la chiave ambita di un effimero disgraziato precipitare.

Dio, dacci la luce della ragione, aiutaci a non pronunciare mai la frase: ‘ho bisogno di te’; non è giusto usare leve scardina equilibri. Ma tu forse non ascolti, hai troppo di cui occuparti, e mentre noi abbiamo davvero bisogno del tuo aiuto, tu, viceversa, non hai mai bisogno di noi e ci lasci andare a errare.

Ci hai creati deboli, ci lasci sbagliare nel dire, nel fare; com’è tempestoso questo navigare."

Il profeta aveva lo sguardo acceso, la sua voce si spense. Non andò oltre.

Non tentò di convincere la sua donna, come avrebbe desiderato fare ai tempi in cui il sangue nelle sue vene galoppava simile al temporale in estate.

Si morse le labbra nell’istante in cui stava per pronunciare: "Avrei… bisogno di te, per dare un senso compiuto, magico, a quel tratto di strada che ci rimane da vivere".

Si limitò a dire con un sussurro: "Non per convenienza, ma per giustizia e verità, credo che a ognuno di noi sia concesso dire, con umiltà: ‘Ho bisogno’, e Dio capirà".

DALAI LAMA

Ein Flugzeug liegt im Abendwind
An Bord ist auch ein Mann mit Kind
Sie sitzen sicher, sitzen warm
Und gehen so dem Schlaf ins Garn

In drei Stunden sind sie da
Zum Wiegenfeste der Mama
Die Sicht ist gut, der Himmel klar

Weiter weiter ins Verderben
Wir muessen leben bis wir sterben
Der Mensch gehoert nicht in die Luft
So der Herr im Himmel ruft
Seine Soehne auf dem Wind
Bringt mir dieses Menschenkind

Das Kind hat noch die Zeit verloren
Da springt ein Wiederhall zu Ohren
Ein dumpfes Grollen treibt die Nacht
Und der Wolkentreiber lacht
Schuettelt wach die Menschenfracht

Weiter weiter ins Verderben
Wir muessen leben bis wir sterben
Und das Kind zum Vater spricht
Hoerst du denn den Donner nicht?
Das ist der Koenig aller Winde
Er will mich zu seinem Kinde

Aus den Wolken tropft ein Chor
Kriecht sich in das kleine Ohr

Aus den Wolken tropft ein Chor
Kriecht sich in das kleine Ohr

Komm her
Bleib hier
Wir sind gut zu dir
Komm her
Bleib hier
Wir sind Bueder dir

Der Sturm umarmt die Flugmaschine
Der Druck faellt schnell in der Kabine
Ein dumpfes Grollen treibt die Nacht
In Panik schreit die Menschenfracht

Weiter weiter ins Verderben
Wir muessen leben bis wir sterben
Und zum Herrgott fleht das Kind
Himmel nimm zurueck den Wind
Bring uns unversehrt zur Erde

Aus den Wolken tropft ein Chor
Kriecht sich in das kleine Ohr

Aus den Wolken tropft ein Chor
Kriecht sich in das kleine Ohr

Komm her
Bleib hier
Wir sind gut zu dir
Komm her
Bleib hier
Wir sind Brueder dir

Der Vater haelt das Kind jetzt fest
Hat es fest an sich gepresst
Wehrt sich jetzt in Atemnot

Doch die Angst kennt kein Erbarmen
So der Vater mit den Armen
Drueckt die Seele aus dem Kind
Diese setzt sich auf den Wind
Und singt:

Komm her
Bleib hier
Wir sind gut zu dir
Komm her
Bleib hier
Wir sind Brueder dir
Komm her
Bleib hier
Wir sind gut zu dir
Komm her
Bleib hier
Wir sind Brueder dir

RAMMSTEIN

DA UNA MAIL

Procedure di qualità

 

 

L’altra settimana ho portato degli amici ad un ristorante e ho notato che il cameriere

 

 

che ci ha preso l’ordinazione aveva un cucchiaio nel taschino della camicia, ma non ci ho fatto caso più di tanto.

 

 

 

 

Però mi sono accorto che ce l’aveva anche il ragazzo che ha apparecchiato… Mi sono guardato intorno e ho visto che tutto il

 

 

 

 

personale aveva un cucchiaio nel taschino.Quando il cameriere è tornato, gli ho chiesto il perché del cucchiaio.

 

 

 

 

"Vede – mi ha spiegato – i titolari si sono rivolti alla Andersen Consulting, esperti in efficienza, per revisionare le procedure del

 

 

 

 

ristorante. Dopo mesi di analisi statistiche, hanno concluso che i clienti fanno cadere il cucchiaio il 78% piu spesso che altre posate,

 

 

 

 

per un totale di circa 3 cucchiai all’ora. Se il personale è pronto per queste evenienze, possiamo ridurre i viaggi

 

 

 

 

cucina-sala, risparmiando 1.5 ore/uomo ogni sera".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appena ha finito di parlare, da un tavolo e caduto un cucchiaio. Il cameriere l’ha sostituito subito, e ha spiegato:

 

 

 

 

"Ora ho tutto il Tempo di prenderne un altro di riserva con comodo, quando passerò dalla cucina, invece di andarci apposta".

 

 

 

 

Ero impressionato. Il cameriere continuava a prendere gli ordini, e mentre i miei amici ordinavano,

 

 

 

 

 ho continuato a guardarmi intorno. Mi sono così accorto che ciascun cameriere aveva un cordino che dall’asola dei

 

 

 

 

pantaloni finiva dentro la cerniera. La curiosità mi ha spinto a chiedere al cameriere che cosa fosse quel cordino.

 

 

 

 

"Mi complimento per il suo spirito di osservazione,

la Andersen ha scoperto anche che potevamo risparmiare tempo in gabinetto. Ehm…

 

 

 

 

Tirandolo fuori col cordino, possiamo avvicinarlo all’orinatoio senza toccarlo, eliminando la necessità di lavarsi le mani; cosi il tempo trascorso in

 

 

 

 

Bagno si riduce del 58%".

 

 

 

 

"Ok, capisco – ho detto io – il cordino vi aiuta a tirarlo fuori, ma come lo rimettete dentro?"

 

 

 

 

"Beh – ha sussurato – non so gli altri camerieri, ma io uso il cucchiaio…".