Vampiri

Quando si ha davanti una proposta un po’ folle e particolare in molti si chiedono perchè.

Io ho deciso di dire, perchè no?

E così via verso qualcosa di nuovo, un mondo di finzione, costumi e oscurità. Un mondo di nuove persone da conoscere e con cui collaborare.

Accomi alla ricerca di costumi, maschere e trucchi. Sono in fibrillazione! XD

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Dopo una gastroscopia che mi ha lasciato qualche brutto strascico, e qualche livido di cui non se ne sentiva il bisogno, ma che sostanzialmente non ha rilevato nulla di anomalo…
ecco che arrivano i risutati degli esami del sangue: un disastro…
Aggiornerò…, per ora sono distrutta moralmente!

MEOW

Sta mattina stavo per commettere un gatticidio.

Dopo essermi assicurata che la nana stava bene, stavo per farla fuori, la gatta intendo!

Ma è meglio che spieghi.

La nana, come ogni immancabile volta che qualcuno tenta di avvicinarsi al lavandino del bagno, o solo al bagno stesso, scatta come un fulmine per controllare che si apra l’acqua in modo da potersi bagnare le zampotte.. solo, che sta volta nel saltare sul lavandino ha urtato il portasapone DI VETRO che è finito a terra rompendosi inesorabilmente in mille pezzi, sui quali IO mi sono tagliata allagando (si fa per dire…. ma mica tanto poi…) il pavimento del bagno di sangue.

Sì, ok, tutte le mamme del mondo raccomandano di non camminare a piedi nudi, ma io le ciabatte proprio non le sopporto, e poi mi dovevo vestire insomma… mica posso sempre portare le calze antiscivolo (no comment, please!).

Se tra qualche giorno si sentirà parlare di gatticidio sui giornali, è molto probabile che si tratti di me!

Ah, come ho già scritto, la gatta sta bene, lei nemmeno un graffio, nemmeno la cagnola, che si è tenuta a debita distanza (dopo le mie urla!).

 

 

Lui saprà comprendermi
di Elvira Alfonsi

Ogni volta che si sentiva fasciata da quella gonna di pelle nera provava un senso di fastidio. Un tempo non era stato così, anzi le risultava inconcepibile vestire in altro modo. Anni addietro avvertiva un profondo piacere nell’ammirare il suo bel corpo stretto in quella minigonna, con il seno che strabordava dal corpetto, di pelle nera naturalmente, i tacchi altissimi a completare il tutto. Il sorriso compiacente nel sentirsi colare addosso gli sguardi vogliosi di tutti i maschi che incontrava.
"Come si cambia,a volte" pensò scuotendo leggermente la testa mentre sorseggiava il suo gin tonic appoggiata al bancone del bar.
"Non è possibile che una bellezza come te non stia aspettando nessuno, o questa è la mia giornata fortunata?"
"Ci siamo" si disse la donna mentre ricambiò il sorriso con tutto-muscoli-e-niente-più.
"Diciamo che è la tua giornata fortunata". Rosse labbra ad aprirsi ammiccanti sui denti.
"Ne bevi un altro, dolcezza?"
"Se mi tieni compagnia, stallone"
"E chi la molla una come te? Non hai detto che è la mia giornata fortunata?"
"Vero"
"E come ti chiami?"
"Jessica"
"Mhh.. un nome che è tutto un programma!"
Ride Jessica accavallando le gambe. Il brivido di tutto-muscoli è palese mentre i suoi occhi le sbavano addosso.
"E che fai nella vita, dolcezza?"
"E vuoi anche sapere il mio codice fiscale?"
"Ah ah.. capito! Lasciamo il privato di fuori. A me basta che tu stasera non mi molli un solo istante, ok baby?"
"Hai letto i miei pensieri, tesoro", mentre pensa che uno così scemo ancora non l’aveva incontrato. O forse sì, a pensarci bene. Tutti dannatamente uguali, in fondo.
"Che ne dici se andassimo a conoscerci meglio da qualche altra parte? Magari a casa mia.."
"Idea geniale, tesoro"
Scese lentamente dallo sgabello del bancone lasciando sollevare ancora un po’ la gonna. Tutto-muscoli deglutì a fatica, con il sorriso stampato in faccia e l’occhio porcino che non riusciva a staccarsi dalle sue cosce. Anzi no, a volte le abbandonava, per sprofondare nella piega dei seni. Se potesse si sfregherebbe le mani, certo non si aspettava una serata così.

E in effetti la piega che prese la serata non se la sarebbe mai immaginata.

Salirono da lui mentre le sue mani non riuscivano più praticamente a stare ferme. Le labbra a cercare quelle di lei. Jessica rideva e provocava ma al momento opportuno si allontanava aumentando l’eccitazione di tutto-muscoli. Ad un certo punto lei armeggiò con la borsetta, lui le fu sopra.
Fu l’ultima cosa che fece.
Con stupore avvertì fuoriuscire da lui un liquido denso e caldo. Chissà se ebbe il tempo di capire che era il suo sangue che abbandonava correndo la sua gola e tutto il suo corpo. In fondo non dimentichiamoci che era tutto-muscoli, nessuno gli aveva mai chiesto di pensare. Con un ultimo gorgoglìo cadde in terra.

Jessica lo guardò un momento, poi andò in bagno e si lavò. Si tolse i vestiti, le scarpe e la lunga parrucca bionda ed infilò tutto in un sacchetto, lo avrebbe bruciato una volta fuori di lì. Si struccò accuratamente.
Poi prese dalla borsa il suo vestito.
Nell’infilare la tonaca provò un senso di pace e sorrise, questa volta sul serio.
Si chiuse la porta alle spalle dopo aver cancellato ogni impronta.
Mentre scendeva le scale mormorò:
"Dio è misericordioso. Lui saprà comprendermi."

STORIA PRESA DA "LA TELA NERA".

LINK: http://www.latelanera.com/neropremio/neropremio264.htm

 

Una luce abbagliante.

Tuono di bomba.

Lacrime.

fiori d’acqua variopinti.

Luce.

rigagnoli scarlatti.

Fragore di luce.

Fiamme.

Un grido si perde nell’ombra.

±IL NULLA±

Mani.

scavano nel vuoto.

Arranca nel buio un’anima immonda.

Fertile è la terra bagnata dalla vita.

Fiori scarlatti ricoprono il mondo.

±SANGUE±

 

Une lame…dans une main, du sang qui glisse lentement, des lèvres, assoiffées, sauvages, absorbée la vie, ce souffle si fragile, donner un goût à une douleur trop intense pour la supporter, pourtant elle l’a supporte, pourquoi a t’elle si mal, il y en a d’autres qui l’ont vécu, ils n’ont pas l’air de souffrir autant ceux là, pourquoi ? Pourquoi pour elle c’est insurmontable, trop faible, trop égocentrique, trop aveugle, elle ne voit pas le pire, où peut être qu’elle l’a trop vu, elle ne sait pas en fait, elle ne se souvient pas. Une image…du bois qui se consument, lentement, lentement, et puis ces larmes, ses larmes, qu’elle sent le long de sa peau froide, ou ce sont les larmes qui sont froides ? elle ne sait pas, elle a oublié, elle voulait oublier plus, mais elle n’y arrive pas, elle s’en souvient, tous les jours, même si elle sourit, elle s’en souvient. Un rêve…il lui parle, qu’est ce qu’il dit, elle ne sait pas, elle espère, puis elle s’éveille, dans son lit, trempée de sueur, encore un rêve, rien de plus, ce sont toujours des rêves, jamais plus. Elle va oublier, elle voudrait. Ne pas voir, ne plus voir, ne pas avoir vu…

Traduzione

 Una lama… in una mano, del sangue che sgorga lentamente, delle labbra assetate, selvagge, assorbivano questo alito di vita così fragile, dare un sapore a un dolore troppo intenso da sopportare, eppure l’ha sopportato, perchè le fa così male, ce ne sono altre che l’hanno vissuto, non hanno l’aria di soffrire così tanto loro, perchè? Perchè per lei è così insormontabile, troppo debole, troppo egocentrica, troppo cieca, non vede il peggio, o forse ne ha visto troppo, infatti, non sa, non si ricorda. Un’immagine.. della legna che si consuma, lentamente, lentamente, e poi le lacrime, le sue lacrime, che si sente sulla fredda pelle, o sono le lacrime ad essere fredde? Non lo sa, lo ha dimenticato, voleva dimenticare di più ma non ci riesce, lei ricorda, sempre, ogni giorno, anche se sorride, lei se ne ricorda. Un sogno.. le parla, cosa dice, non lo sa, lei spera, e poi si sveglia, nel suo letto, imperlata di sudore, ancora un sogno, niente di più, sono sempre sogni, mai di più. Lei dimenticherà, lo vorrebbe. Non vedere, non vedere più, non aver visto..