Aggressività, orgoglio, pazienza e volontà.

Leggendo questo post di Wonder mi sono fermata a riflettere su quello che ormai sta diventando un lungo periodo della mia vita.

Da ormai troppi mesi le mie vicende lavorative, i troppi problemi legati alla salute, e altri avvenimenti decisamene poco piacevoli, mi hanno portata a lottare contro le persone, ad aggredire preventivamente, cercando in qualche modo, nella mia testa, di evitarmi del dolore, non rendendomi conto che, arrabbiandomi io per prima, non solo non evito proprio un bel nulla, ma anzi, peggioro la situazione. Ovviamente ci sono le dovute eccezioni dove capita esattamente l’opposto, ma questa è un’altra storia!

Wonder parla d’orgoglio, di volontà di risolvere situazioni, del fatto che ognuno di noi può scegliere come reagire alle tensioni quotidiane, ed io aggiungerei anche alle provocazioni, o a parole, convinzioni, frasi altrui.

Sono d’accordo con lei, siamo noi che scegliamo come reagire, che scegliamo se risolvere o meno situazioni che ci stanno a cuore, che sfruttiamo o meno la possibilità di metterci in discussione, di non rimanere arroccati sulle nostre convizioni di aver capito tutto quello che l’altro voleva dire e aprirci al confronto. Siamo noi che scegliamo l’aggressività invece della tolleranza e della ricerca della pace interiore, per vivere bene con noi stessi, e di conseguenza con gli altri. Siamo sempre noi, che scegliamo di farci abbrutire dalle difficoltà della vita e trasformare tutto questo, anzichè in energia positiva, in negatività verso qualunque aspetto della vita.

Spero che questa riflessione teorica, in questo luogo virtuale, possa trovare applicazione nel quotidiano. Di certo ne trarrei parecchi benefici, e anche quelli che mi stanno intorno… ciao P-Chan! Ciao, sì proprio tu! Santo subito! 😉

Non è facile, ma ci si prova… Intanto grazie Wonder per il tuo post!

un po’ di me…

sono stanca, quest’estate e questo caldo mi stanno uccidendo, sono per l’inverno 365 giorni l’anno, concedendo qualche mese d’autunno, ma primavera ed estate mi devastano.

sul fronte lavoro, si sta lottando per cambiare, ma non è facile, e per di più, complice il periodo estivo, l’abituale scarsa presenza dei superiori, e la paternità del collega, son quasi sempre sola in ufficio, il carico di lavoro non diminuisce in estate, e mi ritrovo ad uscire ad orari improponibili… cosa che non diminuisce certo la mia stanchezza…

Mi sento uno schifo, perchè per i motivi succitati non riesco ad avere una vita sociale che possa effettivamente chiamarsi tale, dato che gli unici giorni utili per vedere gente sono il sabato e la domenica, che di solito sono divisi tra faccende domestiche che non si riescono ad ultimare durante la settimana e le uscite storiche con i ragazzi di spada… divertenti per carità, però ecco… io mi sento un po’ uno schifo.

Quindi, chiedo scusa a chi, per un motivo o per un altro, non riesco a vedere da decisamente troppo tempo. Mi rifarò. Non prometto, perchè non so se potrò mantenere, ma sicuramente m’impegno a ritagliare del tempo per vedere tutti, e certamente devo fare una cura ricostituente, perchè con le forze che mi ritrovo, è probabile che tra qualche mese mi si debba raccogliere col cucchiaino… altro che ferie!

Ah, non avevo detto che lavoro tutta l’estate, e vado in ferie solo a fine settembre? Beh, ora l’ho detto! :-/

i piaceri del lavoro bancario

14.06.12

Ore 09.43: Inviata e-mail alla controparte X  con richiesta di pagamento.

Ore 10.30: Inviato primo sollecito alla controparte X chiedendo gentilmente di rispondere all’email di cui sopra.

Ore 11.40: Inviato secondo sollecito, questa volta meno gentile, sempre alla controparte X chiedendo a che punto fosse la ns richiesta.

Ore 12.10: chiamata alla controparte X per accertarsi che qualcune stesse effettivamente muovendo deretano per rispondere alla mia richiesta. Mi informano che se ne stanno occupando e che aspettano un’autorizzazione. Chiedo gentilmente di rispondere almeno all’e mail. mi assicurano che lo faranno in brevissimo tempo.

Ore 13.10: seconda chiamata alla controparte X chiedendomi se non siano già in pausa pranzo. Rispondono. Riporto conversazione:

D= darkvampirella

X= controparte X (per l’appunto)

X(sempre stesso tizio della precedente telefonata): Pronto?

D: Buon pomeriggio, sono D, dell’ufficio Y di banca Z, vi richiamo per sapere a che punto è la nostra richiesta, come sapete abbiamo il cut off dei regolamenti con il nostro Back office alle 15.00 e non vorrei che si creassero disagi..

X(interrompendomi): Sìsì, ma mi avete chiamato un quarto d’ora fa!!!

D(cominciando ad alterarsi): in realtà vi ho chiamati esattamente un’ora fa, e mi avete assicurato che avreste dato risposta, affermativa o negativa alla mia e mail quanto prima, come stavo cercando di dire prima, il nostro BO ha il cut-off per i pagamenti alle 15.00, quindi la risposta sta diventando urgente…

X: Sì vabbè ma vi rispondiamo in MATTINATA.

D: Sarebbe l’1 del pomeriggio, direi che è un po’ tardi per rientrare nella mattinata.

X: sì beh, vi rispondiamo in giornata.

D: vi ricordo il cut-off delle 15.00.

X: Sì ok, alle 15.00.

D: Cut-off del Back Office alle 15.00, noi i dati dobbiamo averli pronti prima di quell’ora, altrimenti entro le 15.00 il nostro Back Office non avendo i dati non è in grado di fornire  i dati alla tesoreria creando problemi con i pagamenti.

X: sì beh vi faccio sapere in mattinata!

D: Non so se a Bari il fuso orario sia differente, ma la mia mattinata lavorativa è iniziata alle 8.00 non certo alle 13.20! E’ dalle 9.40 che state verificando, per favore rispondete appena mettete giù la cornetta o mi troverò costretta a ricorrere all’escalation! GRAZIE e SALUTI.

…..E vaffanculo direi!

un po’ di me…

 

 

Avrei così tante cose da dire, eppure ho come un blocco…

 

partiamo dal fatto che questo è un periodo di decisioni, sistemazioni e quant’altro.

Sto lavorando su me stessa, le cose vanno un po’ a rilento perché non sto dando il massimo, lo ammetto, ma… piccole soddisfazioni cominciano ad arrivare.

Ognuno ha i propri tempi, e, come dice una persona di fiducia, io sono un po’ un diesel, ci metto un po’ a partire, ho bisogno dei miei tempi, ma poi, una volta vviata, non mi ferma più nessuno.

 

Bene, partiamo da quello che vorrei cambiare:

 

–         La situazione lavorativa: non ci sono scuse. Il mio lavoro mi fa letteralmente schifo, ed io non do il massimo. Non riesco, non ce la faccio. Quando vedo la luce, trovo lo spunto interessante, mi documento e scatta la passione.. ecco che il collega Perfettino si intromette a tarpare le ali e tutto torna come prima. La soluzione è cambiare, sì, ma dove? La proposta all’estero è aleatoria, ovvero, propongono un periodo a Monaco ma poi devo cercare io tra le varie opzioni cosa fare… e non ce n’è una adatta. Mi spiego, io andrei soprattutto per imparare bene la lingua, capisco quando mi si parla, ma non mi so esprimere perfettamente… e il 99.9% delle proposte, impone che si parli un tedesco fluent o madrelingua. Mi sento presa in giro. Quindi sto ripiegando sull’Italia, tutta Italia (ciò non toglie che dovesse presentarsi un lavoro adatto, in terra germanica non me lo farei sfuggire!) ma anche qui la scelta non è semplice… i posti migliori, naturalmente, sono tutti presi. In ogni caso non demordo.

–         La situazione finanziaria. Non muoio di fame, ma non navigo di certo nell’oro. Ci sono tantissime rinunce da fare per tirare avanti, e spesso costano, costano tantissimo. Vivere da sola con due animali da sfamare e curare, la casa che praticamente si prende quasi tutto lo stipendio, non è il massimo per la vita sociale… urge secondo lavoro, ma prima dovrei sistemare il primo, no? E poi non saprei più da che parte cominciare per cercare un lavoro serale o anche solo per il sabato e la domenica… Il Superenalotto nemmeno lo prendo in considerazione. Devo farcela con le mie forze e il mio sudore, checcaz…

–         Il mio disordine cronico: mentale e non, devo fare delle scelte. Uscire con amici che adoro anche se questo impone di sopportare qualcuno che proprio non si regge, o fare l’eremita? Ovviamente la risposta sta nel mezzo, ma questo è un punto su cui devo lavorare… e si arriva al prossimo punto:

–         Evitare di cercare scuse: sì, evitare di cercare scuse ad ogni costo. Parlare chiaro e vedere come va… tanto, calci in faccia ne sono già arrivati, qualcuno in più non cambierebbe troppo la situazione, quindi, essere davvero sincera e schietta. E su questo qualche passo lo sto facendo…

 

Ora passiamo alle soddisfazioni. Piccole e naturali per tutti, ma passi da gigante per me:

 

–         sono riuscita a mantenere sotto controllo gli attacchi di panico e finalmente raggiungo da sola l’ufficio, ergo non tedierò più mio padre ogni mattina facendomi accompagnare in macchina. Direi che è una bella soddisfazione.

–         Riesco a rispondere NO sia ai miei che a Perfettino, senza accampare scuse.

–         Riesco a tenere testa a Perfettino nei suoi sproloqui indottrinatori di non si sa quale verità assoluta partorita dalla sua mente.

–         Il mio capo comincia seriamente a non sopportare Perfettino e gli risponde mettendolo al suo posto! Era ora, cazzo!

–         P-Chan mi ama, davvero. (Ed è ampiamente ricambiato!) Solo chi ama davvero sopporta un caratteraccio come il mio… e questo direi che è il punto più importante in assoluto.

 

 

Non so perché ho scritto questo post senza capo né coda, forse per mettere per iscritto quello che sono e su cui devo lavorare… però ecco… io sono anche questo.

Proposte (in)decenti…

Io detesto il mio lavoro.. ormai credo di averlo ampiamente esplicitato un po’ ovunque.

Chi vive nell’hinterland milanese e lavora in centro a Milano sa bene che il tragitto casa-lavoro-casa fa perdere lo stesso tempo che impiega qualsiasi altro pendolare proveniente da un’altra regione.

Detto questo, sto combattendo per trovare una via di scampo, qualcosa che mi possa gratificare, o per lo meno rendermi meno schifido il risveglio settimanale. Un avvicinamento a casa sarebbe  l’ideale, ma… è arrivata una proposta che non solo non si avvicina minimamente all’obiettivo, ma addirittura punta alla direzione opposta: un trasferimento all’estero per qualche anno, in cruccolandia e più precisamente nell’alcolica città dell’Oktoberfest.

 E’ una cosa che mi alletta davvero parecchio, ma che ha i suoi contro.

Partiamo dai pro:

  • possibilità di carriera (e già solo questo basterebbe per farmi fare le valigie)
  • casa aziendale (e parliamone…)
  • potrei girare in bicicletta anche solo per arrivare in ufficio (con notevole risparmio di sonno e danari)
  • Non so di quanto ma il mio stipendio subirebbe un upgrade.
  • Oktoberfest nella mia cittààààààààààà (sarei sbronza marcia anche in ufficio ma pare sia la regola in quel periodo, quindi nessuno ci farebbe caso)
  • Bretzel… e chi mi conosce bene sa cosa vuol dire…
  • Sarebbe un modo per staccarmi definitivamente dai miei genitori (e non è cosa da poco…)

Ora i contro:

  • P-chan… non potrei mai mai mai separarmene, mi viene il mal di stomaco alla sola idea. Mi basta un giorno senza di lui per sentirne la mancanza… averlo così lontano mi farebbe morire, non poterlo vedere per giorni e solo nei week end mi fa star male. Non sono portata per le storie a distanza io… persare di non poterlo raggiungere quando sta male o quando è triste o anche solo non poterlo avere accanto mi mette ansia. (non avrei mai pensato di scrivere queste parole ma tant’è..)
  • La mia casa: che ne faccio? L’affitto: E se me la distruggono? La vendo: E quando torno dove vado?
  • Le pelose: non so se potrei portarle, l’argomento non è stato trattato, e la cosa mi sta molto a cuore. Le mie cucciole io le voglio con me, non posso e non voglio affidarle a nessuno, gli animali non sono giocattoli, sono le mie figlie… pelose ma pur sempre figlie…
  • i miei genitori, mio fratello e gli amici, i pochissimi amici a cui tengo.  Mi mancherebbero da impazzire. Vero, potremmo vederci nei week end e nei giorni in cui tornerei in Italia, però… sarebbe davvero frustrante e stressante conciliare tutto…

credo aggiungerò e toglierò punti nei prossimi post, ma di base… beh, è un bel dilemma… e se aggiungiamo P-chan ha vissuto la cosa come una doccia fredda (e come biasimarlo…), beh…  i miei dubbi aumentano. Tantopiù che un’esperienza lavorativa all’estero per un periodo medio-lungo è una delle cose che vorrei fare prima di salutare questo mondo, e che mi arricchirebbero notevolmente culturalmente.

Ricomincio a lavorare… e a riflettere.

Sta sera parlerò bene con P-chan, non si arriverà certo ad una soluzione, ma almeno avrò più elementi da soppesare…

C’è crisi…

Vero, c’è crisi.

Vero, ho un lavoro, un buon lavoro per i più, ho una casa, ho una macchina, ho un cane, ho un gatto, ho un fidanzato che mi vuole bene e che mi rispetta e che io amo con tutta me stessa, ho una famiglia che mi ama e mi sostiene, una madre che è amica psicologa sorella bambina adulta ma soprattutto madre, un padre sensibile generoso timido e forte che  mi protegge, un fratello che è un po’ figlio amico spalla su cui piangere consigliere fratello minore e maggiore…. e una serie di zii, nonni, cugini che amo. Senza dimenticare gli amici… quelli veri. Che non si vedono sempre, ma che hanno un posto speciale nella mia vita e nel mio cuore. Sono fortunata. Sì.

Però una cosa non mi va giù… dover ringraziare ogni giorno per avere un lavoro. Non lo trovo giusto. La crisi, la depressione economica di questi ultimi anni ci ha portati a ringraziare gli dei o il fato per avere un lavoro… non per avere salute, affetti e quant’altro, no, per avere la possibilità di fare il nostro dovere. Questa è una cosa che mi manda in bestia.

Non amo il mio lavoro, ma mi da da mangiare e mi permette di vivere più o meno come voglio/posso. però è anche vero che quando mi ritrovo a pensare e ragionare di cambiare in qualcosa che si avvicini di più a me mi sento in colpa, e quando non accade autonomamente ecco che partono le critiche… avrò diritto ad aspirare a fare qualcosa che mi piaccia? O questa crisi ci ha tolto anche e soprattutto questo? Io voglio lottare per il mio diritto ad avere delle aspirazioni e delle speranze.